{"id":113,"date":"2022-07-01T12:25:41","date_gmt":"2022-07-01T10:25:41","guid":{"rendered":"http:\/\/89.46.65.81\/wp-gassino\/?page_id=113"},"modified":"2023-07-18T14:37:55","modified_gmt":"2023-07-18T12:37:55","slug":"la-peste-del-1630-a-gassino","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/89.46.65.81\/wp-gassino\/index.php\/la-peste-del-1630-a-gassino\/","title":{"rendered":"9. La peste del 1630 a Gassino"},"content":{"rendered":"\n

9. La peste del 1630 a Gassino<\/strong><\/p>\n\n\n\n

Nella prima met\u00e0 del XVII secolo la comunit\u00e0 gassinese, come tutte quelle appartenenti al Ducato di Savoia, stava affrontando uno dei periodi pi\u00f9 funesti della sua millenaria storia, falcidiata da un lungo periodo di guerre, carestie e, non ultimo per importanza storica, dalla recente infeudazione che privava la popolazione degli antichi privilegi concessi dai marchesi di Monferrato e successivamente dai duchi di Savoia. <\/p>\n\n\n\n

I primi casi del \u201cmorbo contagioso\u201d,<\/em> cos\u00ec definito nelle annotazioni, \u201ccontagg\u201d<\/em> in vernacolo locale, da cui la popolare esclamazione piemontese \u201ccontacc!\u201d,<\/em> si verificarono verso la prima met\u00e0 di giugno. Ad essere colpiti per primi furono soprattutto gli abitanti del \u201cCantone della Villa\u201d, l\u2019attuale quartiere compreso tra la piazza A. Chiesa, via Mazzini, via Cavour e piazza A. Sampieri che furono costretti a non uscire pi\u00f9 di casa e posti sotto stretta sorveglianza. <\/p>\n\n\n\n

Il 30 giugno ha luogo l\u2019ultima seduta dell\u2019amministrazione comunale, guidata dai sindaci Gaspare Chiesa e Agostino Rustichelli, nella sala adibita alle riunioni. Dopo questa adunanza il municipio viene dichiarato non pi\u00f9 agibile e per le successive assemblee, assai frequenti per l\u2019acuirsi dell\u2019epidemia, verranno utilizzati luoghi pi\u00f9 sicuri. Soltanto nel maggio dell\u2019anno successivo, debellata l\u2019epidemia, si potranno nuovamente riaprire le porte della casa comunale. <\/p>\n\n\n\n

Verso la met\u00e0 di luglio lo scenario si aggrava e vengono adottate ancor pi\u00f9 rigide disposizioni. Fuori dall\u2019antica cinta muraria, che presto sar\u00e0 demolita, viene costruito il lazzaretto, rudimentale baraccopoli per ospitare infetti e soccorritori. L\u2019esatta ubicazione di questo luogo non \u00e8 ben precisata sui registri dell\u2019archivio. \u00c8 per\u00f2 ipotizzabile che si trovasse al fondo dell\u2019attuale via Diaz, luogo lontano dall\u2019abitato e dal percorso dei forestieri. Oltre il ponte che attraversa il canale ENEL e adiacente all\u2019acquedotto, nel 1956 fu, infatti, inaugurato un pilone votivo dedicato a san Rocco dove anticamente sorgeva una cappella a lui intitolata, poi demolita per lo stato di abbandono in cui versava. Tale cappella, con molta probabilit\u00e0, fu costruita proprio nel luogo del lazzaretto a ricordo di quei giorni infausti, secondo l\u2019usanza dell\u2019epoca che esortava i fedeli ad affidarsi a san Rocco, protettore dal flagello della peste. Giovanni Bricca e Gaspare Campasso sono designati per fornire a tutti coloro che saranno ricoverati cibo e beni di prima necessit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n

Tutti i cittadini non contagiati ricevono l\u2019ordine di non uscire di casa se non per aspergere speciali effluvi per le contrade. Viene fatto un voto ad Amedeo IX di Savoia, nei testimoniali denominato \u201cbeato\u201d.<\/em> Termine improprio in quell\u2019epoca ma comunque di buon auspicio poich\u00e9 il duca sabaudo, al quale Gassino aveva giurato fedelt\u00e0 nel 1467, soltanto nel 1678 sar\u00e0 innalzato, da papa Innocenzo XI, agli onori degli altari. Secondo le memorie tramandate nel tempo, l\u2019intercessione di Amedeo IX gi\u00e0 in passato, e precisamente nel 1472, aveva contribuito ad allontanare dai confini gassinesi una minaccia di contagio. Il voto prevedeva, come successivamente si attu\u00f2, l\u2019erezione, all\u2019interno della chiesa della B. V. Assunta, di una cappella a lui dedicata. Poco lontano da questa chiesa, lungo le sponde del rio Riassolo, luogo assai distante dall\u2019abitato, si destin\u00f2 un\u2019area dove inumare i defunti, evitando di utilizzare il cimitero ordinario adiacente alla chiesa parrocchiale. <\/p>\n\n\n\n

La situazione, gi\u00e0 molto difficile, verso la fine di luglio divenne spettrale. Il contagio si diffuse rapidamente: in quei giorni risultarono infette 37 case oltre a 13 sospette, un centinaio gli infettati su una popolazione di circa 600 persone. Tra il 25 e il 30 luglio furono registrati ben 24 decessi. Le angosciose circostanze indussero molti gassinesi a lasciare il paese. Tant\u2019\u00e8 che il consiglio comunale del 30 luglio risult\u00f2 quasi deserto. A pagare le conseguenze di questo repentino spopolamento furono i ricoverati del lazzaretto che a stento riuscirono a ricevere il necessario alla sopravvivenza. Le delibere del consiglio comunale del 4 agosto, se da un lato risultarono necessarie per combattere il contagio, inasprirono ulteriormente questo scenario surreale. Si stabil\u00ec come unico pubblico pozzo d\u2019acqua fruibile, per chi non possedeva un pozzo privato, quello di Piazza, situato presso l\u2019attuale sagrato della chiesa dello Spirito Santo, presidiato stabilmente da un addetto che riempiva personalmente di acqua i recipienti dei cittadini che si presentavano.<\/p>\n\n\n\n

Quella del 4 agosto \u00e8 l\u2019ultima seduta dell\u2019amministrazione comunale di Gassino riferita a questa tragica vicenda. Venne decretata l\u2019uccisione di tutti i cani, i gatti, polli e galline, ovvero tutti quegli animali accostati a parassiti come pulci e pidocchi. Pur non avendo dati statistici definitivi e precisi, si pu\u00f2 presumere che le vittime gassinesi furono tra le 60 e le 80 e pi\u00f9, ovvero ben oltre il 10% della popolazione, gran parte della quale si era allontanata dal borgo per ritornarvi soltanto all’inizio dell’inverno quando, con il primo freddo di stagione, la peste cess\u00f2 i suoi tragici effetti.<\/p>\n\n\n\n